Paesaggisti bolognesi fra Sette e Ottocento |ย Giacomo Savini e gli allievi di Vincenzo Martinelliย
MOSTRA dal 19 ottobre al 24 dicembreย 2024ย ย
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Presentazione
In contemporanea con la presentazione presso il Museo Davia Bargellini (al quale la Galleria ha prestato uno dei suoi dipinti) di un album inedito di disegni di Giacomo Savini, si svolge nei nostri locali una mostra corredata di catalogo che, per la prima volta, effettua unโinquadratura complessiva della pittura di paesaggio a Bologna negli anni a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo. Un periodo nel quale la chiusura della bottega di Vincenzo Martinelli e la ristrutturazione delle attivitร dellโAccademia di Belle Arti obbligarono gli artisti bolognesi a trovare risposte nuove per tempi nuovi. La mostra consentirร dunque di conoscere da vicino i principali protagonisti della pittura di paesaggio bolognese, fra i nomi piรน famigliari spiccano quelli di artisti assai degnamente rappresentati al Museo Davia Bargellini nella โSala della Carrozzaโ, ove si trovano dipinti di Giacomo Savini, Giuseppe Termanini, Gaetano Burcher. Al catalogo di Giacomo Savini la Galleria fornirร un potente contributo agli studi apportando una serie di novitร che permetteranno di conoscere meglio questo artista. Non mancheranno Rodolfo Fantuzzi e notizie rilevanti su Gaetano Tambroni la cui figura viene finalmente approfondita come mai fatto in precedenza. Fra gli altri artisti si annoverano Luigi Busatti e il โromanoโ Giambattista Bassi al quale viene dedicata la copertina del catalogo con una splendida veduta di Castel Gandolfo.

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Lโiniziativa, che avrร un seguito e un ampliamento, offre al visitatore la possibilitร di fruire di una panoramica generale sugli artisti di paesaggio attivi a Bologna in questโepoca. I dipinti esposti provengono tutti da collezioni private con lโauspicio, visto lโalto livello di conoscenza acquisito negli ultimi venti anni dalla Galleria, di approdare a nuovi contributi da parte di un pubblico che viene chiamato a collaborare per accrescere le conoscenze su questa materia. Su alcuni degli autori che si presentano sono giร in corso degli studi monografici che saranno integrati dai piรน di cento quadri, ancora inediti, giร censiti dalla Galleria.
Trattandosi di una mostra non commerciale e a ingresso gratuito il PDF del catalogo non sarร disponibile nel sito, ma acquistabile online o in Galleria.
Segue la premessa al catalogo:
Premessa
Quasi venti anni fa, nella postfazione del catalogo della mostra Il paesaggio a Bologna fra Sette e Ottocento, sottolineavo lโimportanza di โavere coraggioโ, e, perย rafforzare la fermezza del mio giudizio, la intitolai Hic manebimus optime.ย Applicato al contesto che andremo a trattare, il senso dellโaffermazione vuole esprimere, ancora oggi, una sorta di reazione alla consapevolezza che disporre soltanto di pochiย documenti e di rare tracce disseminate in qualche museo รจ una disdetta capace diย rendere molto arida la strada di ogni ricercatore. Affinchรฉ lโenunciato non risultiย troppo astratto ricorderรฒ che perfino nei vecchi cataloghi delle mostre ottocentescheย si usava intitolare Paese quasi ogni dipinto di paesaggio che vi veniva presentato, con laย conseguenza che le testimonianze che documentavano queste opere divenivano benย presto irriconoscibili, sopravvivendo silenti, e lasciando sia i collezionisti cacciatoriย che gli studiosi volenterosi del tutto incapaci di mettere a frutto il loro desiderio diย indagine.

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La contemporanea iniziativa del Museo Davia Bargellini, che presenta al pubblicoย una raccolta di disegni assegnabili in netta prevalenza a Giacomo Savini, si aggiungeย ora a due tesi di laurea e ad alcuni interventi ad opera di giovani neolaureati che inย questi ultimi anni hanno finalmente riconosciuto nel paesaggio bolognese un filoneย di studio degno di approfondimento. ร vero che puรฒ sembrare ancora poca cosa, maย personalmente apprezzo molto la loro buona volontร , in quanto manifesta un sinceroย segnale di interesse che non mi fa piรน sentire cosรฌ solo nello studio di questo periodoย storico della pittura bolognese.

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Come dicevo, nella postfazione di cui sopra sostenevo che per accrescere leย conoscenze era fondamentale โavere coraggioโ, e dunque accettare il rischio diย commettere degli errori, perchรฉ il primo obiettivo del nostro lavoro doveva essere quello di favorire la riemersione di โparticelle elementariโ, vale a dire singoli quadri dispersi o male attribuiti che invece, opportunamente classificati, potevano integrareย lโossatura essenziale dellโopera dei paesaggisti che si erano formati nella bottega diย Vincenzo Martinelli, o nei suoi dintorni.ย
Tuttavia il fatto di studiare un argomento trascurato puรฒ presentare anche alcuniย vantaggi, poichรฉ offre opportunitร che non si riscontrano quando si esaminano temiย giร molte volte approfonditi da altri. Intendo dire che lร dove non รจ mai andato aย caccia nessuno vi รจ ovviamente piรน selvaggina da stanare. ร infatti vero che, almenoย inizialmente, si hanno meno riscontri e strumenti di confronto, ma lo รจ altrettanto che esistono piรน quadri โ piรน prede โ ancora senza nome, o recanti unโattribuzioneย sbagliata, tutti accomunati dal fatto di essere in attesa di qualcuno che li riconosca. Aย patto di โavere coraggioโ, naturalmente. Fra i tanti possibili, un esempio che premiaย questo metodo รจ un acquisto che feci al Mercanteinfiera diversi anni fa, quandoย riconobbi una grande tempera di Giacomo Savini, dichiarandola tale, allโamico cheย era con me, fin dal primo momento, salvo dover attendere alcuni anni per poterย constatare la presenza del suo disegno preparatorio nella suddetta raccolta, che vieneย or ora resa nota dal Museo Davia Bargellini.
Avere coraggio significa dunque congiungere i puntini, azzardando talvolta un passoย nel vuoto allo scopo di costruire un ponte fra ciรฒ che si crede di sapere e quel cheย pare ragionevole supporre, mentre mettere in fila una serie di quadri giร noti รจ sรฌย utile a fare ordine, ma non accresce la conoscenza. Ovviamente mi rendevo contoย che, per fare ciรฒ, erano indispensabili soprattutto esperienza, impegno, e โocchioโ.ย
Questi requisiti perรฒ non sono scontati, specie se si richiede a dei giovani studiosiย di possedere ciรฒ che lโanagrafe gli nega per definizione. Lโesperienza, infatti, siย acquisisce solo col tempo, mentre non รจ cosรฌ per lโimpegno, che invece pretendeย soprattutto motivazione e curiositร . Per quanto riguarda la capacitร di riconoscere โย โlโocchioโ โ, va da sรฉ che il suo contributo รจ fornito da una miscela di memoria, diย istintive doti naturali, e (di nuovo) di esperienza, che ognuno puรฒ sviluppare nellaย direzione preferita valorizzando le proprie qualitร personali.
Non esistendo unโampia bibliografia su questi argomenti, il fatto di svolgereย lโattivitร di antiquario mi ha posto nella favorevole condizione di usufruire diย opportunitร di conoscenza che sono necessariamente precluse a chi ha una formazioneย esclusivamente accademica, nella quale sono le โfontiโ a dominare il campo, con laย spiacevole conseguenza che, quando esse sono scarne, tendono a trasferire la loroย intrinseca povertร sullโargomento a cui si riferiscono. Questa mia condizione diย privilegio mi ha quindi permesso di apprendere senza sentirmi vincolato dal doverย seguire uno schema preciso, consentendomi inoltre di poter mettere a fuoco unย aspetto essenziale: senza identificare nuove opere non si sarebbe andati da nessunaย parte.ย

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Veniamo dunque allโoggi, e al perchรฉ di questa mostra, il cui scopo รจ fornire unย assaggio di ciรฒ che stiamo preparando per il prossimo futuro. Chi ha una ravvicinataย conoscenza della mia persona sa che ho iniziato a collezionare paesaggi bolognesiย del primo Ottocento da moltissimi anni, tanto che, non essendomi mai fermato, diย inediti ne ho catalogati ormai ben piรน di cento, che vanno ad aggiungersi a quelli cheย anticipiamo in questa sede.
Il citato catalogo del 2007 serviva a smuovere le acque, presentando i principali artisti attivi a Bologna a cavallo fra il Sette e lโOttocento. I figli e i nipoti di Vincenzo Martinelli, in senso artistico si intende, si susseguivano venendo introdotti da unย saggio iniziale nel quale approfondivo le loro principali peculiaritร stilistiche. Sempreย in quellโoccasione suggerii la correzione di alcune attribuzioni che tendevano aย ripetersi nei pochi testi dedicati a questo tema e fornii alcuni suggerimenti utili aย riconoscere le opere di Giacomo Savini, abbozzando infine lโidea di disegnare unaย sorta di โalbero genealogico-stilisticoโ che in questa sede intendiamo perfezionare.
Mi rendevo perรฒ conto che vendere quei quadri era un dolore, e che, di fatto, dentroย di me, preferivo incrementare la loro raccolta rispetto al cederli col rischio diย disperderli di nuovo senza avere contribuito agli studi in un modo che risultasse, perย davvero, costruttivo.ย
Il problema รจ che il collezionismo tende a trasformarsi in bulimia, che รจ la tipicaย patologia che assedia ogni amateur. Accadeva dunque che lo scopo divulgativo cheย aveva originato lโidea di formare una collezione finiva col passare in secondo pianoย in quanto oppresso da un ossessivo bisogno di trovare nuove opere. Mi sono dunqueย chiesto cosa ostacolasse il poter rendere pubblica una conoscenza, finalmenteย organica, delle esperienze che avevo acquisito in tanti anni, e a questa domanda hoย fornito due risposte. La prima รจ che continuo a sentire il bisogno di aggiungere allaย mia raccolta qualche altro dipinto in grado di precisare meglio lo schema generaleย (del resto riconoscere la malattia non implica ancora la sua curaโฆ), perciรฒ hoย pensato che una mostra dimostrativa potesse stimolare il pubblico a diventare parteย attiva della nostra ricerca, proponendoci dei quadri da studiare, e che fossero inย grado di rivelarsi dei tasselli utili a colmare le sempre presenti lacune di conoscenza.ย
La seconda risiede nella carenza della mia motivazione a combattere con gli ostacoliย logistici che ogni seria ricerca incontra sulla sua strada, perciรฒ, una volta messo aย fuoco il problema, ho capito che questo difetto poteva trovare una contromisuraย efficace solo nella collaborazione con una persona competente e dotata anche (nonย solo) di quel sincero interesse e di quella tenacia che sono componenti essenzialiย per la finalizzazione di un progetto. Quindi, come nel caso dellโultima mostra dellaย Galleria deโ Fusari, ho chiesto a Isabella Stancari di partecipare a questa iniziativa, che va dunque interpretata come il prologo di un ancor piรน ambizioso progettoย editoriale.

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Il catalogo si compone di due parti. Della prima, per sommi capi, abbiamo giร ย riferito. Essa traccia un panorama della pittura bolognese del periodo studiatoย avvalendosi anche di numerosi dipinti inediti. Nella seconda parte Isabella Stancari esporrร degli elementi nuovi che riguardano lโartista Giacomo Savini, e svolgerร questo compito sia analizzando dei documentiย โ operando dunque secondo un metodo classico, da vera storica dellโarte โ siaย riorganizzando le conoscenze che abbiamo raccolto in questi anni.ย
Lo scopo che anima il suo intervento รจ dunque quello di raffinare il giudizioย su Giacomo Savini avvalendosi di nuovi elementi di comprensione che vanno adย aggiungersi a quelli piรน scontati e giร noti. Ciรฒ รจ stato possibile anche grazie alย fatto che, sebbene i dipinti โpubbliciโ di questo artista dalla vasta produzione sianoย pochi, essi sono indispensabili strumenti di confronto, perchรฉ gran parte del corpusย dellโopera di Giacomo Savini รจ ancora, si fa per dire, al pascolo, o annidata in piccoleย collezioni private. ร in questi territori fino ad oggi inesplorati che si รจ svolto il nostroย lavoro.
Vincenzo Nascetti
INVITO ย (.pdf)
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25 โฌ ย |
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