AUTUNNO 2026
Paesaggisti Bolognesi di primo Novecento
19 settembre ore 16,30
C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d’antico: io vivo altrove, e sento
che sono intorno nate le viole.
Non v’è dubbio che tutti i paesaggisti bolognesi che presentiamo conoscessero la nostalgica armonia che pervade L’Aquilone di Giovanni Pascoli. Perciò vorremmo sommessamente aggiungere qualche altra breve considerazione su un argomento che affascina con lodevole costanza il collezionismo locale.
Poche parole assai vicine a quanto già detto altrove, e una domanda che potremmo porre in questo modo: perché, nonostante le gioie che ci offre il progresso tecnologico, in costante ed esponenziale accelerazione da più di un secolo, il malessere che permea gli individui e la nostra società cresce ad un ritmo che non gli è da meno? Spontaneamente vorremmo anche aggiungere: chi inganna chi?
Come alcuni fra i filosofi più acuti, anche questi artisti avevano intuito che nemmeno la più complessa combinazione di sequenze di zero e di uno (elementi base di quella matematica binaria che sorregge lo sviluppo tecnologico digitale, fatta di vero e falso, di sì e di no, di bianco e di nero) può restituire all’essere umano una porzione accettabile delle sue radici più profonde. Inconsapevolmente questi pittori ne percepirono l’evidenza e, esercitando il sacro diritto al libero arbitrio, optarono per una ricerca del proprio benessere che non li costringesse ad inginocchiarsi servilmente alle mode e al “progresso”.
A ognuno di noi spetta il compito di trovarsi un ruolo nel mondo. Sentirsi artista è già di per sé una risposta, mentre il giudizio di qualità lo decreta il collezionismo, che, nella fattispecie, altro non è che l’empatica controparte di questi tenaci cacciatori di pace e serenità.
Vincenzo Nascetti
NUOVE ACQUISIZIONI
Jacques François Fernand Lematte (Saint-Quentin, 1850 – Gallardon, 1929) viene ricordato come un artista di impronta accademica e orientalista che, nel 1870 con La morte di Messalina, vinse il Prix de Rome. La vittoria di questo prestigioso premio gli valse un lungo soggiorno di studio a Villa Medici a Roma, dove si conservano numerosi ritratti e altre sue opere.
Ai Salon parigini ottenne diversi premi fra i quali ricordiamo una medaglia di prima classe nel 1876 e una di bronzo all’Esposizione Universale del 1889.
La sua pittura va inserita nel filone pompier e si contraddistingue per un rigore formale che trovò nei soggetti storici e orientalisti, nei ritratti e nelle composizioni decorative le sue espressioni più alte.
La figura di Fernand Lematte è tornata al centro dell’attenzione grazie ad una mostra personale che gli è stata dedicata dal museo del Mont-de-Piété nella città di Bergues.
Per le sue dimensioni, per l’impegno profuso nella sua realizzazione, e per l’importanza della cornice che lo accompagna il nostro quadro può venire identificato con il Ritratto di A. Lange esposto al Salone di Parigi nel 1876, come documentato dal celebre Dictionnaire général des artistes de l’École française di Émile Bellier de la Chavignerie e Louis Auvray.
ALTRE MOSTRE RECENTI
Giuseppe Varotti
Dipinti, Disegni e Monocromi su carta
La mostra dedicata a Giuseppe Varotti (1715–1780), frutto di una quasi trentennale ricerca, presenta ventisette opere tra disegni, oli e bozzetti monocromi, offrendo una lettura ampia dell’arte di uno dei maggiori protagonisti del barocchetto bolognese.





