MOSTRA dal 21 marzo al 30 giugno 2024
Dovrebbe essere ormai acquisito da tempo il principio per cui la storia non si ricostruisce e narra ponendo l’accento solo sui grandi momenti di cambiamento e di crisi, bensì guardando piuttosto agli elementi di continuità, poiché la storia, come del resto anche la storia dell’arte, è un universo, un tessuto di piccole realtà che sole danno il senso e la misura di cosa sia stato il passato. Ciò significa che qualche volta bisognerebbe resistere alla tentazione – peraltro dolcissima – di soffermarsi esclusivamente sui grandi artisti tralasciando quelli dimenticati, perché è proprio in ciò che è stato abbandonato all’oblio che vi è lo spazio per il gusto della scoperta, per arricchire veramente quel che sappiamo, per rendere il quadro della storia più complesso e più ricco di sfumature e il suo racconto più avvincente.
È una maledizione: ci piace ciò che ci somiglia e cerchiamo ciò che già conosciamo. Ed è con malinconia, sazi, che ci si chiede, a volte, se davvero si sia già gustato il meglio ponendosi la domanda se non esista qualcosa d’altro da scoprire, già intuendo che la risposta è sì. Questo è lo stato d’animo con cui si dovrebbe visitare la mostra della Galleria de’ Fusari. Inappagati, scontenti e alla ricerca di…

Oltre ad alcuni già noti, in questo catalogo si presentano ben trenta dipinti inediti di artisti di grande merito, ma in buona parte ai margini di un racconto storico convenzionale e fatto di rivoluzioni e di grandi cambiamenti. Essi sono stati collezionati con cura e pazienza da Vincenzo Nascetti della Galleria de’ Fusari in quindici anni di lavoro e di studio. Alcuni dei loro autori, come Luigi Serra, sono maestri ampiamente riconosciuti – sebbene mai abbastanza apprezzati – che dalla formazione ricevuta hanno attinto la forza di non abbandonare mai la loro strada; altri, come Luigi Folli, il cui catalogo va lentamente arricchendosi, li ho incontrati la prima volta studiando l’Album fotografico Belluzzi, conservato presso il Museo del Risorgimento di Bologna; altri ancora sono una vera e propria scoperta, come Carlo Legnani, che grazie a questa mostra per la prima volta si propone al pubblico di oggi. Sebbene siano artisti molto diversi tra loro, sono tutti in larga parte segnati da un forte legame con la tradizione e nel suo solco ciascuno ha manifestato una propria personalità artistica ben definita. Nel loro percorso di vita e di arte non hanno mai rinunciato ad esserci, a lavorare e a dichiarare che nel XIX secolo Anche Bologna c’è. Qui li raccontiamo per rendere loro giustizia, per fornire un piccolo ma positivo contributo e arricchire, un poco, la storia della pittura italiana del XIX secolo.
Isabella Stancari

Non è ben chiaro nemmeno a me da quanti anni stessi aspettando questo momento. Se da una parte è vero che certe cose sbocciano in un attimo, lo è anche il fatto che, prima che ciò accada, esse maturano piano piano, lentamente diramandosi in mille dispersivi rivoli che, fino al loro ricongiungimento, non è possibile assecondare contemporaneamente. E non v’è dubbio che anche la nostra galleria ne abbia percorsi molti di questi “rivoli”, faticando non poco a mantenere una rotta coerente con gli intenti più volte dichiarati. Chi da tempo viene a trovarci in via de’ Fusari non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, mentre chi ancora non ci conosce potrà cercare riscontro a queste affermazioni nei cataloghi che testimoniano le nostre più che ventennali esperienze pregresse. L’Ottocento, da noi, è di casa. E ci perdoni il lettore se tanto teniamo a sottolineare che non sarà certo l’improvvisazione ciò di cui ci potremmo rimproverare, semmai un eccesso di prudenza, quello forse sì. Ci teniamo a precisare questi elementi perché, per anni e anni, la Galleria de’ Fusari ha promosso aspetti della pittura locale (con meriti nazionali) indagando un’epoca – l’Ottocento – il cui nome, sul mercato, veniva spesso usato a sproposito. In questo senso solo l’attributo di “lungo” ha potuto giustificare il fatto che si proponessero come pittori dell’Ottocento anche artisti che in quel secolo vi erano nati, ma senza dipingervi un quadro. A grandi linee possiamo comunque affermare che la pittura dell’Ottocento occupa un periodo che va dall’età del neoclassicismo maturo fino agli anni della Prima guerra mondiale, con apprezzabili nostalgiche estensioni.

L’ultimo grande appuntamento pubblico con l’Ottocento bolognese, scientificamente approfondito, come una volta era normale fare, e universale nel suo ambizioso intento, fu la mostra Dall’Accademia al Vero, curata – quarant’anni fa! – da Renzo Grandi con la collaborazione di un gruppo di valenti e giovani studiosi. Si trattò di un evento talmente riuscito che ogni volta che consulto il catalogo di quella mostra mi chiedo come farei se quel libro non esistesse. A quel tempo, ma anche successivamente, il mercato suggeriva ai suoi operatori di solcare le strade più comode, mentre le istituzioni, forse rese insicure dalla grandezza consolidata delle altre scuole, tergiversavano, valorizzando progetti che scavalcavano cent’anni di storia. Per Bologna, l’Ottocento è stato a lungo un’età di mezzo senza padri o protettori. Una terra di libertà.

Anche Bologna! fu il titolo di un albo illustrato (stampato dalla Casa Editrice Zanichelli nel 1880) che raccoglieva numerosissime illustrazioni realizzate dai principali pittori attivi a Bologna nella seconda metà del XIX secolo. Ripetere questa formula nella presentazione della nostra mostra ci è parso un giusto omaggio al lavoro di un gruppo di artisti che produssero insieme un’opera “corale”. Esattamente come accade nell’occasione dell’evento La pittura a Bologna nel lungo Ottocento |1796 – 1915, in cui le principali istituzioni cittadine insieme ad alcune gallerie private mettono al servizio del pubblico le proprie conoscenze per testimoniare, anche con l’apporto di “nuove” opere, il lavoro di artisti noti e meno noti dell’Ottocento bolognese.
Con l’eccezione di Bologna, Ottocento… senza Macchia!, mostra il cui catalogo fu curato dal mio caro amico Claudio Poppi, i cataloghi della Galleria de’ Fusari sulla pittura dell’Ottocento sono sempre stati prodotti dallo scrivente. Tuttavia quest’anno abbiamo deciso di mettere a disposizione di uno dei curatori dell’evento cittadino tutta la nostra personale esperienza acquisita sul campo in tanti anni di lavoro. Perciò, come al solito, le scelte ci appartengono, le responsabilità pure, mentre per gli approfondimenti storici e artistici abbiamo richiesto la collaborazione di Isabella Stancari, che ha già dato grande prova di sé come curatrice della Associazione Bologna per le Arti nonché come autrice della più preziosa ricerca che sia mai stata fatta sull’Ottocento bolognese dopo la sopracitata mostra del 1983. In tale recentissimo studio, una dettagliata indagine sull’archivio fotografico Belluzzi, pubblicata dal Museo del Risorgimento, ritroviamo numerosi nuovi stimoli ad approfondire ulteriormente gli studi sull’Ottocento bolognese. E con un pizzico di orgoglio segnaliamo la presenza nella nostra mostra di alcuni quadri che fino a poco tempo fa si conoscevano solo grazie alle antiche riproduzioni fotografiche del suddetto album.

È mia opinione personale, di uomo che viene dal mercato, che la categoria con la quale normalmente si classifica la pittura consolidata dal tempo, la cosiddetta “Pittura Antica”, debba estendere i suoi confini inglobando anche la pittura dell’Ottocento, che “antica” lo è ormai a tutti gli effetti, seppure caratterizzata da una più profonda accessibilità delle fonti storiche che ne consentono lo studio. Non si spaventi chi è ancora affezionato alla definizione più esclusiva che corrisponde invece a “pittura dell’Ottocento”; è l’effetto del filtro effettuato dal tempo che passa, e che, esame dopo esame, trasferisce nella Storia ciò che una volta era, soprattutto, “moda”.
Vincenzo Nascetti
INVITO (.pdf) | CATALOGO (.pdf)
IL CATALOGO DELLA MOSTRA

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